Fondi Europei 2014-2020 nei territori di Roma, un contributo alla Programmazione

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Contributo della Rete Fattorie Sociali, Forum Terzo Settore Lazio e IfoRD sull’attuazione della Programmazione dei Fondi Europei 2014-2020 nei territori di Roma

1. I percorsi partecipativi di sviluppo locale

Gli studi recenti sul territorio metropolitano di Roma identificano una realtà non più contrassegnata distintamente da città e campagna, ma da un continuum urbano-rurale, da una rurbanizzazione che è frutto di un tessuto sociale dinamico, reattivo e policentrico.

Le agricolture civili, con istanze ed esperienze diversificate, si candidano ad assumere un ruolo di cerniera e di saldatura di un territorio in cui sono sempre più evidenti le confluenze e le intersezioni.

L’impossibilità di programmare e pianificare la città-territorio con gli strumenti che abbiamo utilizzato finora è, del resto, sempre più condivisa anche nella comunità scientifica.

Occorrono, invece, percorsi di progettazione ad alta risoluzione capaci di mobilitare le comunità locali, cioè i soggetti e i gruppi che le compongono, senza più separarli per categorie. Anche i luoghi dell’abitare non sono più spazi chiusi, ma ogni edificio o spazio tende a trasformarsi in luogo polivalente, inglobando diverse funzioni nel legarsi ad altri edifici e ad altri spazi. È quanto sta avvenendo spontaneamente in diverse realtà locali di Roma a partire da iniziative come Progetto Corviale Domani, Forum del Parco delle Energie, Metropoliz.

Solo in tali percorsi le persone che vivono ai margini della società e prive di rappresentanza non saranno considerate un mondo a parte, ma persone come tutte le altre che hanno bisogni identici a quelli espressi dalle altre. Bisogna mettere a disposizione di tutti le opportunità per prendere coscienza di se stessi come individui e poter procedere alla propria liberazione.

Per ricostituire nelle diverse polarità di Roma le comunità-territorio e per fare in modo che queste possano meglio cogliere le opportunità della globalizzazione, bisognerebbe accompagnarle ad acquisire la capacità di autorappresentarsi e di costruire la propria immagine.

Si tratta di esaltare la diversità e il pluralismo, ricercando le sinergie e le complementarità, ma partendo da una forte capacità delle comunità-territorio di avere una chiara percezione di sé, per fare in modo che gli scambi culturali ed economici con altre comunità-territorio del mondo globale siano reciprocamente arricchenti e improntati ad una relazionalità collaborativa.

Le arti e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono alimentare la capacità delle reti locali di costruire in modo creativo la propria immagine e di riscoprire il “Genius loci” come processo culturale di autocoscienza e di apertura agli altri.

Andrebbe predisposta una mappa dei percorsi partecipativi “dal basso”, in cui si integrano obiettivi di sviluppo sostenibile, inclusione sociale, tutela e valorizzazione delle risorse agricole e paesaggistiche, rigenerazione urbana, riconversione ecologica, e delle azioni riguardanti la promozione dell’agricoltura sociale e la gestione dei rifiuti per riciclaggio e riuso.

Successivamente, si potrebbe investire in “metodo d’azione”. Si tratta di proiettarsi come strumento di accompagnamento e supporto dei processi di sviluppo locale partecipativo nei diversi territori, fungendo da collante tra soggetti pubblici e privati e tra soggetti di settori diversi, nonché da “agente federatore” dei progetti, per favorire lo scambio di buone pratiche, approfondire tematiche comuni e sperimentare percorsi di ricerca-azione.

L’idea di una “federazione di progetti di sviluppo locale” potrebbe facilitare la costruzione di un comune senso del metodo d’azione, per affrontare e interpretare in modo collettivo il tema dell’inclusione sociale per fasce di popolazione più deboli e per aree e quartieri più disagiati, pur nella diversità delle soluzioni concrete.

Per fare in modo che si pervenga ad un “metodo d’azione” efficace, i progetti di ricerca-azione dovrebbero imperniarsi attorno a quesiti conoscitivi e svilupparsi con l’intento di elaborare soluzioni operative su determinati temi che non risultino ancora sufficientemente affrontati sul piano della ricerca socio-economica.

L’”agente federatore” andrebbe costruito sulle competenze e sulla partecipazione affinché possa essere il più possibile includente delle varie, variegate e differenti esperienze territoriali. Esso dovrebbe costruire i suoi istituti: i luoghi dove attivare la ricerca, il confronto, la sperimentazione e la formazione.
L’”agente federatore” dovrebbe far circolare i patrimoni diversi di esperienze e di conoscenze che mutualmente si arricchiscono. Ma esso dovrebbe incontrare anche gli spazi già esistenti (ad es. la pianificazione zonale, asse portante della Legge 328/2000 in materia sociale e sanitaria) come terreno importante su cui innestare l’innovazione.

In attesa della costituzione della Città Metropolitana di Roma Capitale, sarebbe necessario considerare i territori di Roma in base alla loro effettiva capacità di aggregarsi, indipendentemente dai confini amministrativi, e salvaguardare le aree di pregio in ambiti intercomunali, come è il caso dell’intera area archeologica dell’Appia Antica e dell’Antica Bovillae.

2. L’innovazione sociale

È evidente che ci troviamo dinanzi a processi innovativi indotti da una molteplicità di cause, comprese le tecnologie digitali. Spesso c’è un legame molto stretto tra sviluppo di economie relazionali e diffusione di piattaforme internet, social network e web 2.0. All’idea tradizionale di comunità si sovrappone una nuova forma che favorisce le interazioni e velocizza i contatti e gli scambi.

Le community online sono un esempio nuovo di partecipazione, di unione e di gruppo: si tratta di luoghi virtuali dove ci si conosce, si condividono passioni, idee o semplicemente si passa del tempo, oppure dove la partecipazione e il confronto si basa su tematiche importanti. Tali luoghi possono trasformarsi in reti che permettono una nuova dimensione dell’innovazione.

Oggi il concetto di innovazione ha assunto un significato molto più ampio rispetto al recente passato. Non comprende solo la tecnologia e va ben oltre il risultato dell’attività di ricerca. L’innovazione è tale perché viene attuata e trova corrispondenza nella pratica produttiva. Essa non riguarda solo la sfera tecnologica ma tutte le fasi del processo produttivo, nonché il contesto interno ed esterno nel quale si realizza e coinvolge anche gruppi di attività come la formazione professionale, i servizi tecnici di supporto, la consulenza.

L’ulteriore elemento che caratterizza attualmente l’innovazione è la consapevolezza che l’evento ideativo e la sua trasformazione in innovazione non proviene soltanto dal mondo della ricerca e della sperimentazione. L’innovazione non è dunque solo un fatto tecnico, un metodo rigido che determina il successo di un’idea, di un’intuizione, di una proposta, è piuttosto il frutto di un’attitudine mentale, di una predisposizione psicologica che va alimentata con la ricerca, il confronto, lo scambio di più punti di vista.

L’innovazione diventa innovazione sociale, cioè un nuovo modo di organizzare l’attività umana, dove le potenzialità della vita vengono messe all’opera in un impegno di natura etica. Si tratta di quella innovazione che vuole rispondere a bisogni emergenti delle persone attraverso nuovi schemi di azione e nuove forme di collaborazione tra diversi soggetti. E descrive l’intero processo attraverso il quale vengono individuate nuove risposte ai bisogni sociali con l’obiettivo di migliorare il benessere collettivo; essa è al centro della Strategia Europa 2020 (European Commission, 2013).

Il Piano Strategico Nazionale per l’Innovazione e la Ricerca nel settore agricolo, alimentare e forestale (luglio 2014) individua diverse problematiche come ambito applicativo delle innovazioni sociali:

risorse (economiche, umane e strutture inutilizzate o sottoutilizzate): potrebbero essere introdotte per facilitare la soluzione di problemi di vario tipo;

governance: si tratta di identificare gli interlocutori adeguati ad affrontare tematiche specifiche, di confine tra più settori economici e discipline scientifiche, e di individuare e sostenere soluzioni innovative, spesso anche a costi nulli o ridotti, a problemi sociali importanti;

vivibilità delle aree rurali: vanno rivitalizzate le relazioni tra i diversi soggetti per permettere lo sviluppo di reti – flessibili, aperte, sostanziali – necessarie allo sviluppo di nuove idee;

accesso alla terra: riguarda non solo i soggetti che intendono avviare nuove attività ma anche i cittadini che potrebbero usufruire di benefici derivanti dall’uso a fini sociali dell’attività agricola;

lotta allo spreco: iniziative per l’utilizzo dei prodotti invenduti o non commercializzabili attraverso accordi tra imprese, amministrazioni pubbliche, terzo settore in favore delle fasce della popolazione in situazione di povertà o a rischio di povertà (sull’esempio del last minute market);

buone pratiche agricole in zone urbane: utilizzo agenti chimici, razionalizzazione irrigazioni, tipologie di prodotti, pratiche colturali, ecc. per ridurre l’impatto ambientale delle attività agricole, promuovere una sana alimentazione, ridurre il consumo di acqua;

analisi delle agricolture urbane e periurbane: tipologie; potenzialità sullo sviluppo delle aree urbane e sul rapporto urbano-rurale in termini economici, sociali e ambientali; impatto ambientale e della sicurezza e qualità dei prodotti; forme innovative di rapporto produttore-consumatore e di servizi per l’ambiente e la società;

analisi di terapie orticolturali: sul piano cognitivo, psicologico, fisico e sociale in termini di benessere individuale e miglioramento della qualità della vita attraverso la riduzione dello stress e il miglioramento della coesione sociale;

valutazione di terapie che impiegano piante o animali in contesti produttivi (cooperative, imprese): loro impatto sul sistema sanitario nazionale e sullo sviluppo locale con particolare riferimento alle aree rurali;

analisi delle pratiche di agricoltura sociale: loro capacità di generare nuove opportunità economiche, forme di socialità e modelli di welfare-mix per ridurre l’esclusione sociale.

Queste ed altre innovazioni sociali nell’ambito delle agricolture civili si potranno realizzare più facilmente cogliendo le novità della Programmazione dei Fondi Europei 2014-2020.

Un recente rapporto pubblicato dalla Direzione Ambiente dell’Unione Europea raccoglie diversi esperienze in cui l’innovazione sociale ha contributo ad affrontare con successo problemi ambientali.

3.Le politiche per le agricolture civili

La nuova strategia europea considera la riqualificazione delle città una priorità decisiva, l’inclusione sociale per segmenti di popolazione più fragili e per aree e quartieri disagiati un ambito prioritario di interventi e, infine, l’adozione del Community-led Local Development (CLLD) una scelta da privilegiare nell’attuazione delle politiche di sviluppo e coesione.

I regolamenti comunitari attuativi segnalano un’attenzione ai fenomeni di erosione dei beni relazionali e ambientali. È, infatti, previsto l’obbligo di destinare almeno il 20% delle risorse del FSE (Fondo Sociale Europeo) alle azioni per l’inclusione sociale e la lotta alla povertà, almeno il 20% delle risorse del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) per investimenti che favoriscono la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, almeno il 30% delle risorse del FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) alle misure di investimento per finalità connesse all’ambiente e al clima.

La novità più significativa che si riscontra negli atti approvati dall’Unione Europea riguarda la più stretta integrazione dei fondi strutturali, cioè dei fondi regionali (FESR e FSE), con quelli per lo sviluppo rurale (FEASR).

Innanzitutto, la ripartizione degli obiettivi tra i diversi fondi è formulata in modo tale da favorire sinergie e collegamenti. Un esempio concreto è rappresentato dall’obiettivo 3 (Integrazione sociale e lotta alla povertà) del FSE e dall’obiettivo 6 (Inclusione sociale e sviluppo aree rurali) del FEASR, la cui sinergia permetterebbe di intervenire in modo efficace nella promozione dell’agricoltura sociale.

Per quanto riguarda la creazione artistica legata all’utilizzo di nuove tecnologie e la tutela e valorizzazione dei beni ambientali e culturali, taluni obiettivi di fondi diversi potrebbero integrarsi non solo tra di loro ma anche con gli obiettivi del Sottoprogramma Cultura di Europa Creativa 2014-2020 – acquisendo la definizione dei “settori culturali” ivi contenuta – i cui bandi sono già aperti.

Un altro aspetto rilevante del Quadro Comunitario di Sostegno è poi la riproposizione dell’approccio Leader, non più limitato al solo sviluppo rurale, ma che viene esteso anche a FSE e FESR mediante l’introduzione del CLLD.

L’Accordo di Partenariato recepisce la novità del CLLD e fa esplicito riferimento a tale strumento quando lega, ad esempio, l’obiettivo di favorire la legalità nelle aree ad alta esclusione sociale e migliorare il tessuto urbano nelle aree a basso tasso di legalità alle priorità di investimento “strategie di sviluppo locale partecipativo” e “sostegno alla rigenerazione fisica ed economica delle comunità urbane e rurali sfavorite” con il FSE e il FESR.

Anche l’Agenda Urbana propone un’innovazione di metodo nella filiera attuativa tra cui gli strumenti territoriali integrati di sviluppo locale.

Infine, come già accennato più sopra, va segnalato il salto di qualità che il nuovo ciclo di programmazione compie nella politica della ricerca. Si potranno costituire Partenariati Europei per l’Innovazione (PEI) e Gruppi Operativi (OG) tematici con lo scopo di far convergere politiche e risorse sull’obiettivo dell’innovazione. In tal modo Horizon 2020 fa un salto di qualità perché finalmente si costruisce un legame tra la ricerca e le esigenze specifiche di settore e si adotta un approccio di sistema (imprese, ricerca, consulenza, formazione) in una logica plurifondo. L’altro elemento che viene introdotto è lo stretto legame tra ricerca e innovazione, in cui l’innovazione non è più riferita esclusivamente alla dimensione tecnologica ma a tutte le fasi del processo produttivo e al contesto interno ed esterno nel quale esso si realizza. L’adozione del modello a rete caratterizzato da un processo di comunicazione interattivo partendo dai bisogni e dalle problematiche delle imprese e dei sistemi locali rappresenta l’ulteriore novità. Si va consolidando la consapevolezza che l’evento ideativo e la sua trasformazione in innovazione non proviene soltanto dal mondo della ricerca e della sperimentazione, ma anche dal mondo produttivo.

La Regione Lazio ha fatto proprie solo parzialmente queste novità nei documenti di programmazione trasmessi a fine luglio a Bruxelles che sono in fase di negoziazione con la Commissione Europea per essere approvati definitivamente in autunno.

La Misura 6 “Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese” e la Misura 16 “Cooperazione” del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) assumono particolare importanza per le agricolture civili.

La Misura 6 introduce una novità rilevante perché mette insieme nei medesimi obiettivi i concetti di competitività e sostenibilità delle imprese agricole e dei territori rurali con quelli di multifunzionalità, diversificazione e inclusione. Le Sottomisure previste sono le seguenti: 6.1 Aiuto all’avviamento aziendale per giovani agricoltori; 6.2 Aiuto all’avviamento aziendale di attività non agricole in aree rurali; 6.3 Aiuto all’avviamento aziendale per lo sviluppo di piccole aziende; 6.4 Sostegno per investimenti finalizzati alla creazione e allo sviluppo di attività non agricole.

La Sottomisura 6.4 ha tra le sue finalità il sostegno all’agricoltura mediante idonee forme di attività complementari volte a qualificare e valorizzare le risorse specifiche del territorio, la multifunzionalità in agricoltura e la differenziazione dei redditi agricoli, nonché la tutela paesaggistica attraverso il recupero del patrimonio edilizio rurale. Essa si applica su tutto il territorio regionale superando in tal modo la discriminazione nei confronti dei Poli urbani perpetrata nella precedente programmazione.

La Misura 16 “Cooperazione” risponde all’esigenza di migliorare governance e coordinamento tra attori del “sistema della conoscenza e dell’innovazione” e imprese, garantire una conservazione attiva dei Paesaggi Rurali Storici (tra cui quello dell’Agro Romano), creare nuovi rapporti sistemici tra aree urbane e aree rurali, organizzare le filiere corte, stimolare la diversificazione delle attività e migliorare l’accesso ai servizi per la popolazione con un approccio innovativo e di sistema, a partire dall’agricoltura sociale. Le Sottomisure specificano i diversi interventi.

La Sottomisura 16.1 riguarda il sostegno per la costituzione e il funzionamento degli GO degli PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura. Si tratta di mettere insieme imprese, ricercatori, consulenti, organizzazioni, enti pubblici e portatori di interessi collettivi diffusi, in ATS, reti, ecc., che assumono il ruolo di intermediari specializzati nei sistemi di innovazione agevolando e promuovendo l’innovazione (broker dell’innovazione). Occorre fare in modo che l’innovazione sia intesa innanzitutto come innovazione sociale in modo tale che le agricolture civili possano essere materia di studio e ricerca-azione nell’ambito dei GO.

La Sottomisura 16.4 concerne il sostegno alla cooperazione di filiera, sia orizzontale che verticale, per la creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali e il sostegno ad attività promozionali a raggio locale, connesse allo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali. Rientrano nel concetto di filiera corta quelle in cui non viene implicato più di un intermediario negli scambi tra agricoltore e consumatore. L’intermediario può essere un rivenditore o anche un trasformatore, in questo caso solo quando quest’ultimo ne ha acquisito il controllo (in caso contrario il trasformatore sarebbe semplicemente il fornitore di un servizio per l’agricoltore). Si tratta, dunque, di costituire partenariati formati da almeno tre soggetti tra imprese agricole e forestali, imprese della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari e forestali, singole o associate. Possono aderire ai partenariati anche soggetti non beneficiari la cui presenza è funzionale al raggiungimento degli obiettivi. Con questa sottomisura si apre un’opportunità rilevante per promuovere i prodotti dell’agricoltura sociale.

La Sottomisura 16.9 prevede il sostegno per la diversificazione delle attività agricole in attività riguardanti l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale, l’agricoltura sostenuta dalla comunità e l’educazione ambientale e alimentare. Si tratta di progetti finanziabili fino al 100% delle spese, promossi e realizzati da partenariati riguardanti l’agricoltura sociale, costituiti tra soggetti pubblici e privati, nei quali il primo assume la funzione di capofila. Le attività previste si realizzano all’interno dell’azienda agricola e riguardano la riabilitazione e cura con un fine principale socio-terapeutico, inserimento lavorativo di soggetti con disabilità, ex detenuti, tossicodipendenti, migranti, rifugiati ecc., attività ricreazionali, educative e didattiche in campo agricolo e ambientale e servizi alla persona in genere.

Tra le azioni del Programma Operativo FSE – ai fini dello sviluppo delle attività di agricoltura sociale – sono particolarmente rilevanti quelle per l’inserimento lavorativo e l’occupazione dei soggetti svantaggiati e delle persone con disabilità, per promuovere l’imprenditorialità sociale e l’integrazione professionale nelle imprese sociali e dell’economia sociale e solidale. Il risultato di tali azioni dovrà essere l’aumento delle attività economiche (profit e non-profit) a contenuto sociale e delle attività di agricoltura sociale.

Gli elementi innovativi sono, dunque, considerevoli e si fermano qui. I documenti di programmazione predisposti dalla Regione Lazio non hanno, purtroppo, preso in considerazione l’idea di estendere l’approccio CLLD a tutto il territorio regionale e in una logica plurifondo, come raccomandato dalla Commissione Europea e dall’Accordo di partenariato. Tale approccio resta confinato ai territori rurali con difficoltà di sviluppo, nell’ambito esclusivo del FEASR.

Tale scelta fortemente discutibile – adottata dalla Regione Lazio in assenza di un confronto trasparente con la società civile – non è ancora definitiva e, dunque, va ancora energicamente contrastata anche ricorrendo alla Commissione Europea. Tale orientamento non impedisce, tuttavia, di promuovere comunque con i fondi strutturali e di investimento (Fondi SIE), nei territori di Roma e del Lazio, processi aggregativi e creazione di reti mediante percorsi partecipativi di sviluppo locale, volontariamente decisi dai soggetti pubblici e privati territoriali.

Settembre 2014

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