L’Agricoltura Sociale in Italia e le sue prospettive, l’intervento di Alfonso Pascale

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Alfonso Pascale

Alfonso Pascale

Alfonso Pascale, docente di Agricoltura Sociale all’università degli studi di Roma Tor Vergata, analizza la situazione dell’Agricoltura Sociale in Italia nel documento “L’agricoltura Sociale e le sue prospettive”.

Partendo dalle origini di questa pratica virtuosa, egli introduce il concetto di “ruralitudine” come caratteristica fondante l’agricoltura sociale, in quanto “insieme di valori di solidarietà e mutuo aiuto che da sempre caratterizzano il mondo rurale”.

A riguardo, egli ricorda come la storia delle campagne italiane sia costellata di una miriade di pratiche comunitarie, che riguardano il “prendersi cura” delle persone: dalle società di mutuo soccorso alle associazioni locali, fino ad arrivare ai più antichi rituali di ospitalità o allo scambio di manodopera tra le famiglie agricole.

Facendo riferimento a tali reminiscenze, Pascale sottolinea come la vocazione originaria dell’Agricoltura Sociale sia proprio quella di “risvegliare e reinventare la ruralitudine, mediante l’utilizzo delle risorse tecnologiche disponibili, in realizzazioni innovative, capaci di farci guardare al futuro con spirito laico e ragionevoli speranze.”

Successivamente, egli si sofferma sui fattori che influenzano positivamente la riuscita delle azioni di Agricoltura Sociale, quali appunto:
• La riscoperta e la valorizzazione della virtù civile
• La consapevolezza che l’Agricoltura Sociale è un percorso partecipativo dal basso, con cui una comunità locale crea lavoro sprigionando il potenziale produttivo del proprio territorio
• La coscienza che agricoltori e operai maturano dei propri limiti che inevitabilmente li spingeranno a cooperare tra di loro. Bisogna tener conto a riguardo, che le pratiche di agricoltura Sociale richiedono competenze e professionalità di una pluralità di operatori che trascendono la mera professionalità agricola quali educatori, psicologi, eccetera
• L’organizzazione di uno sbocco commerciale adeguato alla particolarità dell’offerta.

Per quanto concerne le criticità Pascale evidenzia:
• La difficoltà di mettere insieme la rete territoriale
• Una mancanza di raccordo tra gli operatori di Agricoltura Sociale e le pubbliche amministrazioni sia a livello regionale e locale che nazionale
• Un quadro normativo incompleto: La legge 141/2015 ha avuto il merito di definire l’Agricoltura Sociale, fornendone le linee di indirizzo generale; ma il decreto attuativo con i requisiti minimi e le modalità previste, è stato approvato molto dopo e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale solo nel Giugno 2019. Le regioni, indicate nel decreto come referenti, si sono mosse in ordine sparso facendo si che gli operatori si trovassero a dover agire in contesti disomogenei. Resta così un corpo di norme regionali, spesso tra loro dissonanti, che non garantiscono una unicità di vedute e di interventi in materia di Agricoltura Sociale
• Un pregiudizio diffuso che rende difficile abbinare pratiche antiche e artigianali alla rivoluzione tecnico-scientifica di oggi che nel mondo rurale si è sviluppata attraverso la cosiddetta agricoltura di precisione.

Per finire, l’autore analizza le ipotesi di sviluppo dell’Agricoltura Sociale, tenendo conto delle conseguenze politiche e sociali che la crisi globale da Covid-19 provocherà alla nostra società. A riguardo, Pascale analizza tre strategie ipotizzate per i paesi dell’Unione Europea post Covid-19.

Le prime due si basano su una visione piuttosto univoca della sovranità. Essa appartiene esclusivamente allo Stato nazionale, che deve gestirla autonomamente (per i primi) o in maniera coordinata con gli altri Stati nazionali (per i secondi). Quest’ultima prevede quindi uno strumento intergovernativo che, attraverso un’opera di mediazione, dovrebbe armonizzare le politiche nazionaliste.

La terza invece, da lui favorita, prevede che l’Unione Europea si trasformi in un’organizzazione distinta dagli stati, dotata di propria legittimità sovranazionale, seppure auspicando un rafforzamento del ruolo del Parlamento Ue come espressione democratica del popolo europeo. Pascale continua dicendo che se si andrà ad uno “spacchettamento” tra competenze esclusive dell’UE e competenze esclusive degli Stati nazionali, anche la materia “agricoltura” dovrà subire uno “sdoppiamento”.

La Politica europea nel settore agricolo andrebbe a questo punto, semplificata e razionalizzata secondo il principio delle due sovranità. Alle sovranità unionale andrebbero attribuite le policies riguardanti il coordinamento del sistema della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura e la normativa che garantisce la food security e la food safety mentre alla sovranità dello stato nazionale andrebbe delegata la competenza in maniera di “pagamenti diretti” valutandone i criteri secondo principi di equilibrio e di equità.

Giorgia Corbucci